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The new theatre in Villafranca

Modern design for a multipurpose theatre.

“In ogni caso la geografia della città è inscindibile dalla sua storia, e senza di essa non possiamo capirne l’architettura che è il segno concreto di questa cosa umana. Che si tratti di una città spontanea o di una città evoluta, il tracciato della sua pianta, il disegno delle sue strade non è dovuto al caso. Esiste un’obbedienza di regole, esiste sempre un elemento generatore del piano”. (A. Rossi)

Parlare del collega Merlini vuole dire in qualche modo raccontare la vicenda di una persona che forse, più di chiunque altro ha lasciato un segno tangibile sulla vicenda architettonica villafranchese.
Non è un caso se a incominciare l’articolo è un breve estratto del Maestro, quel Rossi che di città qualcosa sapeva.
Lui, il Lucio, è in qualche modo figlio di questa scuola di pensiero, quella veneziana dal quale proviene e che l’ha visto partecipare in prima persona a studi e lavori con l’altro fondamentale Veneziano, meno urbanista del primo ma più incline alla piccola scala, Scarpa. Quest’architettura di cui parliamo oggi è il prodotto di un uomo che si trova ad operare a metà strada fra due mostri sacri dell’architettura italiana; un intervento architettonico che per dimensione e funzione assume una forte attitudine urbanistica ma che comunque riesce ad esprimere anche un carattere più circoscritto, in altre parole un progetto (architettonico) nel progetto (urbanistico). Questo intervento nasce da un modello ideale e preciso di struttura urbana per Merlini delineato dallo schema del centro storico della città di Salisburgo.
La città Asburgica, è caratterizzata da una moltitudine di corti pubbliche e private connesse fra loro da un “mare magnum” di fatti urbani differenti che mutano la città in una sorta di labirinto emozionale che riesce a raccontare scene di vita differenti; teatri diversi fra loro ma connessi gli uni agli altri e che riescono a costruire una città apparentemente chiusa ma che trova nella dimensione della piccola piazza il carattere vero della città.
Ci chiederemo adesso cosa possa avere in comune quella piccola realtà urbana che è il centro storico di Villafranca di Verona con la più blasonata e abbondante Salisburgo; in realtà, anche se la natura costitutiva è sicuramente differente, una visione più amplia e a lunga scadenza ci potrebbe dimostrare similitudini molto più concrete di quello che l’apparenza dimostri.
Osservando il tessuto edificato di Villafranca si nota come il centro storico del paese è racchiuso e ordinato secondo una griglia di tre grandi viali fra loro paralleli che lo percorrono da Nord a Sud, Corso Vittorio Emanuele II, Via Nino Bixio e all’opposto Via Angelo Messedaglia. Gli edifici presentano un impianto a corte e formano una facciata continua lungo il fronte stradale. Questa struttura organizzativa appartiene all’impronta data al paese all’atto di fondazione, che pur modificandosi nel tempo a distanza di circa ottocento anni è ancora ben presente nella cittadina. Nello spazio presente fra i diversi viali, il terreno è suddiviso in corti sviluppate secondo la tendenza del lotto gotico, strette e lunghe, la cui lunghezza media corrisponde alla metà dello spazio fra i diversi viali. Parlare della città e della sua evoluzione è fondamentale per comprendere il pensiero logico che il progettista ha voluto perseguire nella stesura del suo progetto. Iniziamo a parlare di cifre: l’edificio s’innesta all’interno dell’area occupata in precedenza dal vecchio cinema e teatro Metropol. Era il 2005 quando la società Gestione Cinema s.r.l. ha presentato una proposta di P.I.R.U.E.A., sui terreni ubicati in via Napoleone III e via Pace in variante alle previsioni del vigente P.R.G. successivamente approvata dalla Regione Veneto; la giunta comunale di allora riconosce la variante al P.I.R.U.E.A. presentata come interessante per soddisfare l’interesse pubblico poiché il progetto doveva prevedere la ricostruzione in parte convenzionata dall’amministrazione di una nuova sala polivalente, l’unica presente nel territorio villafranchese.
Il complesso s’inserisce per completare l’offerta funzionale della limitrofa “villafranchetta” , dove, trova dimora la biblioteca civica comunale progettata dallo stesso Merlini qualche anno prima. Nel 2008 iniziano i lavori di demolizione del vecchio cinema e nel 2010 la costruzione del nuovo complesso, da poco terminato. Nella sua complessità distributiva e spaziale il nuovo sistema edilizio comprende due piani di parcheggio interrato a uso privato e pubblico, due piani di spazi commerciali, una sala polivalente e nella parte superiore residenze private. Il blocco di edifici è innestato al tessuto urbano esistente attraverso un lungo asse pedonale che germoglia da una galleria preesistente su via Pace da cui è possibile intraprendere il nuovo tragitto disegnato frutto della visione urbanistica del progettista di creare un “labirinto ordinato” di spazi coperti e aperti in modo da consentire ai cittadini di vivere lo spazio urbano in modi differenti in qualsiasi situazione metereologica. L’intero complesso ruota intorno a quest’asse arrivando a definire una vera e propria via urbana di congiunzione fra via Pace e la biblioteca posta sulla piazza di Villafranchetta.
La visione dell’architetto è di collegare visibilmente l’ex ingresso del cinema al nuovo polo culturale cittadino con sala polivalente e biblioteca civica.
Come si è detto tutte le nuove funzioni ruotano intorno a questo asse urbano formato di sistemi distributivi come vie e piazze su più livelli. Il ritmo urbano è cadenzato da pozzi di luce naturale in prossimità di piazze a quote diverse che consentono alla luce naturale di filtrare fino al pianterreno. L’obiettivo sembra essere quello di ricreare una certa complessità urbana fatta di prospettive e punti d’interesse sia in pianta sia in sezione.
Giungendo da via pace il ritmo distributivo assume un carattere tutto diverso allorquando l’asse intercetta la via perpendicolare a viale Nino Bixio, (Via Napoleone III) e si allarga la piazza interna di maggiore estensione del complesso. Questo secondo elemento d’innesto che Merlini adopera per amalgamare il nuovo impianto all’esistente, diviene molto leggibile in prospetto quando l’intero blocco è letteralmente spaccato in due dalla diversa altezza che contraddistingue gli edifici più alti a sinistra verso via Pace e quelli di destra verso la sala polivalente più bassi. Questo, secondo la visione dell’architetto doveva essere il vero ingresso al corpo di fabbrica. L’idea originale riusciva a definire una simbiosi molto più stretta con l’ambiente urbano e con l’idea di creare un giardino verde demolendo il muro di confine della casa del trattato prospicente all’edificio, idea questa, bocciata dalla soprintendenza.
Gli elementi di congiunzione urbana avrebbero dovuto proseguire e rendere le corti private verso via Corso Vittorio Emanuele II accessibili al pubblico pedonale così da unire le due porzioni di città riorganizzando quella spazialità variegata e labirintica di corti aperte scoperta a Salisburgo.
La scelta progettuale di inserire la sala del novo Metropol nella parte finale del percorso proprio adiacente alla biblioteca viene naturale al progettista che vuole rafforzare la piazza della biblioteca civica con un altro elemento costitutivo e caratterizzare quello spazio come fulcro culturale del paese.
Giudicare il risultato di un intervento così a distanza di poco tempo dalla conclusione dei lavori non è possibile, il risultato dipende dal rapporto che l’intervento riuscirà a instaurare con la città.
Purtroppo, l’Italia è un paese su cui l’idea di città da parte dei cittadini è ancora molto legata a schemi strutturali tradizionali e il rapporto fra spazio pubblico e privato resta sempre molto teso. La speranza del Merlini è quella che nuove generazioni di architetti possano condurre linee di pensiero di sviluppo urbano più lungimiranti e adatte alla nuova società nascente; consapevole che il suo tentativo di innescare nuovi orizzonti è solo l’inizio di tutto, invita i giovani colleghi a combattere per le idee che ritengono necessarie al fine di migliorare la qualità della vita nelle città.

Alessio Fasoli

Photo by @Renato Begnoni Photographer

  • ClientCITTA' DI VILLAFRANCA
  • Year2013-2015
  • LocationVillafranca - Verona
  • Type: Public